Una storia ungherese, Margherita Loy
L'assedio e la liberazione di Budapest raccontati dalla giovane Kinga, che cerca di sopravvivere ricordando il passato e aggrappandosi al suo diario.

Una storia ungherese è il romanzo di Margherita Loy che ho citato di recente nel post sulla seconda guerra mondiale .

Insieme a Il tamburo di latta di Günter Grass, mi ha offerto una full immersion nella vita quotidiana di persone comuni durante la liberazione e nel passaggio al dopoguerra.

Ho avuto il piacere di assistere alla presentazione di Una storia ungherese da parte dell’autrice alla biblioteca comunale di Camaiore.

Lì per lì sono rimasta affascinata dal racconto della sua genesi, in particolare dagli eventi e dalle persone reali che ne hanno ispirato la scrittura. Durante la lettura, poi, sono stata stregata dal modo in cui quegli elementi si mescolano e combinano grazie alla penna di Kinga, la giovane protagonista che scrive il diario.

Siamo nei giorni dell’assedio di Buda e Pest.

Tornano dunque, come in Grass, dettagli crudi ma reali sulla realtà della liberazione, preannunciata come un momento di gioia da chi la aspettava e vista ancora così, quasi un secolo dopo. Confesso che avevo paura di leggere, di nuovo, delle violenze commesse dai sovietici eppure temevo, allo stesso tempo, che sarebbero state omesse a favore di una visione edulcorata della storia.

In verità l’autrice non ci risparmia niente. Come è normale che sia la vita e la morte, la gioia e il terrore coesistono e si alimentano in un unico racconto.

Non ci nega infatti un viaggio nei ricordi d’infanzia e in storie felici che potrebbero appartenere a chiunque di noi. Al contempo non ci risparmia la crudezza della guerra e dell’attesa che consuma fino a causare la morte. Sia fisica che psicologica.

Non è stato quindi difficile divorare Una storia ungherese e riconsegnarlo, perfettamente in tempo, alla biblioteca di Camaiore.

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