The Tin Drum overlooking Bologna
Consegnato Il Tamburo di Latta in biblioteca e mi mancava già Oskar il Tamburino con i suoi folli deliri. Un vero classico, questo di Grass.

Il Tamburo di Latta è tornato in biblioteca.

Consegna al fotofinish, dato che era l’ultimo giorno a disposizione e mi mancavano dieci pagine.

Malgrado ciò, di rientro in casa ero sicura e anche convinta che dopo cena avrei incontrato nuovamente Oskar il tamburino. Provavo una sensazione familiare, come di qualcosa che oramai fa parte della tua quotidianità.

Peccato, però, che il libro non era più con me fisicamente, dunque ho dovuto elaborare la nostra separazione.

In fin dei conti mi interessa il retrogusto che mi lascia un libro una volta concluso. Come mi sentirò, sapendo che non ha più storie da raccontarmi?

Günter Grass, in questo, si è inserito alla grande insieme ad altri grandi autori che, con i loro romanzi, mi hanno agguantata, stropicciata e lasciata di stucco.

Insomma, ieri mi mancava Oskar. Mi mancavano i suoi deliri, narrati contemporaneamente in prima e terza persona. Mi mancavano anche le orde di pensieri che si accavallavano follemente gli uni agli altri per ripassare infine, nel giro di pochi secondi, una vita intera.

Da introversa del tipo INFP non posso che apprezzare questo tipo di personaggio, con il suo modo di dissezionare la realtà in minuscoli dettagli.

Mentre leggevo Il Tamburo di Latta, infatti, mi sorprendevo a creare più connessioni del solito. Mi fissavo su frammenti di impressioni e attivavo insolite associazioni di idee. Forse questo non depone a mio favore ma d’altra parte ho smesso da un pezzo di nascondere la mia natura.

C’è da dire, poi, che non mi aspettavo un romanzo ambientato prima, durante e dopo la seconda guerra mondiale.

Per di più una vicenda vissuta da un personaggio tedesco, per di più profugo in quanto proveniente dall’Est. Lì ho realizzato che un conto è usare le espressioni Germania Est/Germania Ovest, un altro è capire cosa è accaduto concretamente mentre si faceva la storia.

Come se non bastasse, stamani apro la posta del lavoro e cosa mi trovo? Una richiesta su LinkedIn di un certo Bronskji. Ho sorriso tra me e me e mi sono detta, riprendendo uno slogan televisivo: “D’ora in poi vedrai solo Oskar”.

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