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Why do you only write about sad things?

Because when I’m happy I go out

Luigi Tenco

Mi sono affezionata a questa citazione di Luigi Tenco – pace all’anima sua – molti anni fa.

Sentivo che rispecchiava in pieno la mia personalità, soprattutto gli stati su Facebook di quando ero ancora giovane & smaniosa di raccontarmi (oltre che flirtare) attraverso faccialibro.

Indulgevo volentieri in citazioni malinconiche, commenti su notizie o situazioni spiacevoli, stati d’animo deprimenti (conseguenza del loro essere depressi).

Sicuramente cedevo alla tentazione di includere qualche frase romantica o di “urlare” alla comunità virtuale quando andava tutto alla grande, però non mi veniva naturale e a tutt’oggi è ancora così.

Di fronte alla possibilità di comunicare felicità in modo aperto e ostentato a tutti mi vengono strani tic al labbro superiore uniti ad inquietanti espressioni di ribrezzo. Insomma, una riluttanza che mi manda in blocco, come le caldaie.

La felicità, quindi, la tengo per me, anche perché sono troppo cinica per fingere che non risulterei patetica e ingenua.

L’infelicità, al contrario, mi anima. Ciò che si nasconde dietro un sorriso, il non detto, i sottintesi, le dinamiche che si attivano a porte chiuse: tutto pane per i denti di una introversa & analitica.

Che si tratti degli altri o di me stessa, non importa; seduta in un angolo, zitta e muta, osservo. Mi chiedo perchéperchéperché.

Quante coppie realmente unite ci saranno in giro e quanto se la fanno andar bene? Perché ogni donna deve pensare di raggiungere certi traguardi? Quanta perfezione è reale e quanta è dovuta ad una vita da figli di papà? Cotanta perfezione dovrebbe intimorirci o indurci a ragionare in modo più sottile? Se sei tanto felice sempre, sei anche tanto stupido?

Mi piace poi condividere sia le domande che le risposte (quando le trovo) perché ho l’impressione che abbiamo paura a tirar fuori pensieri autentici, dubbio, cinismo, perplessità, criticità. Come se fossimo incatenati al buonismo e al buon senso ad ogni costo.

Dando voce a questioni più intime mi piacerebbe dunque aiutare chi legge a sentirsi meno solo. E, nella migliore delle ipotesi, provare finalmente un po’ sollievo.