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una nuova vita, un miracolo.

Nelle settimane di assenza dal blog non ci sono stati soltanto caldo insopportabile e battaglia per la sopravvivenza. C’è stata anche l’attesa.

L’attesa di un piccolo miracolo, la nascita del figlio della mia migliore amica/sorella.

Arrivare fin qui non è stato sempre semplice per lei e in tutto questo tempo ho tentato di starle vicina.Ho provato, più di tutto, ad essere una buona amica per questa donna che stava creando una nuova vita. 

Fino a quando, finalmente, è nato il suo meraviglioso bimbo.

Lei: “Mi si sono rotte le acque”. Io:  p a n i c o .

Già nel momento in cui ho letto – ahimè, con grande ritardo – il messaggio su Whatsapp: “Mi si sono rotte le acque, sono in ospedale” sono entrata nel panico. Non trovavo i vestiti, pronunciavo poche parole sconnesse, mi rigiravo su me stessa.

Malgrado tutto sono comunque riuscita ad arrivare al blocco parto.

Da lì in poi ho vissuto una forte commozione ininterrotta, gestita a fatica grazie ad un briciolo di buon senso, dato che non ero da sola ad attendere, nella saletta. Come dire, pareva brutto sbottare a piangere o annaspare in cerca di aria.

Insomma, il bambino non era ancora nato che a stento trattenevo le lacrime. C’eravamo quasi.

Un pensiero egoista: sta per cambiare tutto, per sempre.

Dopo tante speranze, gioie, attese, lacrime e incitazioni, mancava più poco.

E, come il rovescio di una medaglia, mi spaventava la presa di coscienza che tutto stesse per cambiare.

Sarò brutalmente onesta.

La mia amica, a cui mi ero sentita attratta come un magnete il primo giorno del liceo classico, con cui avevo dormito sui banchi, riso fino alle lacrime, improvvisato versioni di latino, fatto sedute spiritiche, parlato al telefono dalla stessa Inghilterra, confidato l’inconfidabile… Proprio lei stava per diventare madre, qualcosa che io non avrei potuto capire ed era come se, stavolta, le nostre strade stessero veramente per separarsi, almeno un pochettino.

Quando hai un’amica a cui parli come se parlassi alla tua coscienza, una parte di lei è in te. E ho avuto la sensazione che quel pomeriggio mi abbia abbandonata.

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Your friend+sister becomes a mother: you realize nothing will be ever be the same.

A new life, a miracle.

Those weeks away from the blog weren’t just about scorching heat and struggle for survival. It was also about waiting.

Waiting for a little miracle, for my friend/sister to give birth to her baby.

It wasn’t always an easy journey for her, so I tried to be by her side. I tried, most of all, to be a good friend to this woman who was growing a new life inside of her.

Until the moment her cute little boy was born.

She texted: “My waters just broke“. Me:  p a n i c .

The moment I read – alas, very late – her Whatsapp message: “My waters broke, I’m at the hospital” I panicked. I wasn’t able to find my clothes, uttered only a few, incoherent words, went around in circles.

Still, I managed to drive to the hospital.

From then on I experienced deep, uninterrupted emotions, hardly kept at bay thanks to a little common sense, since I wasn’t the only one in the waiting room. I mean, bursting into tears or grasping for air wouldn’t look that cool.

So, the baby hadn’t even been born yet and I could barely hold in my tears. We were almost there.

A selfish thought: everything is about to change forever.

After so many hopes, joys, waiting, tears and encouragement, the time was up.

And, like the other side of a coin, I got scared by the awareness that everything was going to change.

I’ll be brutally honest.

My friend, to whom I’d felt attracted like a magnete on our first day at high school, with whom I had slept on desks, laughed to death, improvised Latin translations, carried out seances, talked on the phone while both in England, revealed the unrevealable… That girl was going to become a mother, something I couldn’t understand, and it felt as if, this time, our roads were going to separate for good, if only a tiny bit.

When you have a friend you talk to as if talking to your conscience, a part of her is in you. And that afternoon, I felt it abandoned me.