Riusciva a stento a trattenere le lacrime. Perché non era mai contenta?

“Lo so che non sono una operativa, una che fa, che sbriga”. Stava realizzando lentamente una verità che, fino ad allora, aveva colto a sprazzi, aveva voluto riconoscere solo in parte: “Mi stanco a proporre, è come se forzassi me stessa e chi mi sta intorno. D’altro canto, però, se non propongo non arriva una proposta valida o un’iniziativa da nessuno”.

La verità era per l’appunto quella e non si scappava. Piano piano quei frammenti di consapevolezza prendevano forma, si organizzavano in parole, le offrivano pensieri accessibili.

Capì che voleva essere circondata da quel calibro di individui che aveva incontrato all’università e nei suoi viaggi all’estero. Ne sentiva un bisogno viscerale. Erano persone creative, ognuna a modo loro, entusiaste di imprimere la loro orma nelle piccole attività di ogni giorno, subito pronte a divorare la vita nelle sue mille opportunità. Esaltavano la quotidianità, gustavano l’esistenza con la consapevolezza e l’acume di chi conosce il piacere della cultura, ha studiato e non vuole smettere di farlo. In poche parole, aveva avuto la fortuna di conoscere persone vive.

Quelle donne e quegli uomini la avevano fatta sentire viva a sua volta. Avevano solleticato una natura curiosa sempre in fase di esplorazione, mai pronta a soffermarsi solennemente su qualcosa in particolare. “Eccoci” esclamò: “Con questo penso proprio di aver colto nel segno!”. Era come se avesse avuto a disposizione un catalogo di individui in grado di realizzare la missione per la quale era nata: “Ho capito perché mi sento viva con questa gente”.

In pratica si era sentita stuzzicare, fremendo sempre per l’incapacità di elaborare tutte le novità. Si domandava in cosa consistesse la straordinarietà di quei ragazzi; come mai, ogni volta che aveva incrociato il loro cammino, si fosse sentita in dovere di ringraziare il cielo, l’Universo – o chi per loro – per tanta grazia.

Poi, ripensandoci…

Aveva conosciuto nuovi telefilm, aveva imparato nuove tecnologie, aveva mangiato libanese, aveva sognato nuovi mondi e opportunità, aveva dormito in case da sogno, aveva preso un biglietto al volo, aveva ballato fino all’alba, aveva festeggiato nei locali più stravaganti, aveva assaporato un mondo nuovo, aveva conosciuto i postmoderni, aveva apprezzato la musica classica, aveva parlato di letteratura e filosofia fino a notte fonda, aveva visto valutare un quadro in pochi secondi, aveva inviato la candidatura per il posto più figo mai visto, aveva frequentato festival di cinema di nicchia, aveva ascoltato il jazz, aveva provato il vietnamita.

Aveva osato. Di più, ogni volta un pochino di più. Grazie a loro.