Niente elenchi, niente condivisione dei propositi per il 2018. Li ho impressi in mente e tanto mi basta.

Siamo praticamente alla finissima del 2017, quindi ci troviamo in quel famoso periodo di bilanci di un anno che se ne va e di creazione degli obiettivi per l’anno in arrivo. Con l’entrata in scena, quindi, della classica scrittura dei buoni propositi.

Per diversi inverni io e una mia amica ci siamo scambiate l’elenco dei propositi. Io custodivo il suo e lei il mio, così all’inizio dell’anno successivo li passavamo in rassegna. Lei leggeva ogni singolo punto e mi diceva se era stato raggiunto e quanto. Io facevo lo stesso per lei.

Tra l’altro, molti autori nel campo del life coaching incoraggiano questa pratica. Cioè, rendere pubblici i propri obiettivi ci fornirebbe qualcuno a cui “render conto”, rendendoci quindi più ansiosi di farcela. Così dicono.

Io ci ho rinunciato. Mi sono stufata di farlo perché: a) non sono disciplinata e: b) perché un pochino mi vergogno quando vedo che ho cannato di brutto un paio – soltanto? – di obiettivi. Mi sento giudicata. [Definitely not a team player…].

Per il 2018 so abbastanza bene in che direzione voglio andare. Mi sono già impressa in mente (non per e-mail, non su un diario, da nessuna parte!) due o tre cosine da fare e raggiungere (vedasi post su come saper aspettare).

E siccome mi brucia proprio realizzarle, ho l’impressione che non ci sia bisogno che le condivida con nessuno.

Un po’ come il detto: “Where there’s a will, there’s a way”.

In altre parole: nel 2018 il calcio motivatore nel sedere me lo do da me. Non vorrei fare passare infatti un intero anno e ritrovarmi a Gennaio del 2019 con un pugno di noccioline in mano. No, grazie.

Daje!